Resoconto dei presidi del 22 luglio a Milano

Una prima giornata per difendere la Terra dei ghiacci

E’ molto presto quando il primo solidale giunge davanti all’entrata principale del grande palazzo, sede direzionale della Impregilo SpA, nota multinazionale delle costruzioni (leggi distruzioni). Fa un certo effetto ogni volta trovarsi di fronte a questo palazzo. Non certo l’effetto di un piccolo uomo di fronte a una grande costruzione, no. Neppure l’effetto di chi si trova di fronte a qualcosa di noto, di conosciuto, di famoso. Piuttosto l’effetto di chi sente forte l’incombere di un punto di non ritorno nella devastazione della Terra, di chi avverte uno stato di necessità mai così estremo, di chi si trova di fronte a un luogo fisico, reale, non virtuale, ma concreto, materiale, dove vengono prese delle decisioni, portati avanti progetti, costruite relazioni, funzionali all’opera nefasta di questa multinazionale di lungo corso. Un luogo di ritrovo di persone, di individui, responsabili in un modo o nell’altro, delle gravi ripercussioni causate dalle attività di Impregilo in tutto il mondo. Corresponsabili di ogni nocività sociale e ambientale.

Punta di diamante del nuovo capitalismo, diremo poi durante il presidio, il turbocapitalismo ipertecnologico, quello delle “grandi opere” e delle grandi menzogne. Delle ecoballe. Dell’alta capacità/velocità. Delle perforazioni, dei tunnel, delle varianti, dei ponti e di tutte quelle opere assurde, illogiche, distruttive, nocive, perfino antieconomiche, imposte dai governi per conto dei grandi gruppi industriali, con la forza della persuasione occulta (con gli esperti di comunicazione, coi tavoli, coi media in busta paga della grande industria) e, quando non basta, con l’uso della forza pubblica, perfino quella degli eserciti, perfino nella “democratica” Italia e non solo in Guatemala o in Nigeria o in Nepal o in Turchia. E non c’è più neppure bisogno di colpi di Stato. Laddove terrorista non è più definito chi semina la paura e la usa per raggiungere o mantenere il potere, bensì chi si oppone, anche solo facendo contro-informazione o pressione, con gli strumenti democratici di una democrazia “dal basso”, insomma, oltreché chiunque faccia il salto verso una più determinata legittima difesa nei confronti di una aggressione continua e costante alla Terra e a chi la abita (umano e non umano).

Abbiamo comunque deciso, per questo primo presidio in difesa della Terra d’Islanda e in solidarietà al popolo islandese in lotta contro la devastazione già in atto, di tentare un primo approccio comunicativo con i dipendenti, per verificare la possibilità o meno di un confronto dialettico, per tentare di portare i nostri contenuti etici e politici di forte critica alle “grandi opere” e alla idea di futuro e di progresso proposta ed esportata dai grandi gruppi di potere per il tornaconto dei soliti noti.

Sono le 7.40, mancano ancora 20 minuti all’inizio del presidio, e quel primo attivista ne approfitta per filmare alcune scene. Poi avverte una presenza “sospetta” e decide di verificare la cosa entrando in un bar. Entra anche questa persona. Dopo un caffé di rito esce dal bar, sempre seguito dall’uomo-ombra. Piccola sosta improvvisa per prendere alcuni volantini dallo zaino, allo scattare del verde per i pedoni, e l’altro è costretto a passare. Si ferma all’ingresso dell’Impregilo e si volta dando le spalle all’entrata, mani sui fianchi. Viene raggiunto dall’attivista che, nonostante lo sguardo dell’altro che non promette molto di buono, ha la “faccia tosta” di allungargli un volantino, chiedendo ironicamente “ah ma allora lavori qui!?”. Visibilmente innervosito il dipendente, dopo un altro sguardo che non produce alcun effetto, rientra trafelato nei box (security? probabile).

Arriva la digos che dopo le domande di rito (nonostante riconosca il primo attivista giunto sul posto) con non-risposte di rito, precisa che il piazzale “autorizzato” è quello alle spalle dell’ingresso principale, di fronte a un grande magazzino. L’attivista ribadisce che però erano stati “informati” della volontà/necessità di disporsi lungo l’ingresso principale. Mentre continua a volantinare ad un certo numero di dipendenti che entra di gran fretta nell’edificio (sono ormai le 8), chiarisce che in ogni caso almeno un paio di persone rimarranno nei pressi dell’ingresso principale, proprio per entrare in contatto con i dipendenti dell’Impregilo, ribadendo comunque la necessità di rimanere davanti all’ingresso principale.

Pochi istanti ed ecco arrivare buona parte degli altri attivisti che subito srotolano alcuni striscioni, preparano il megafono e danno il via al presidio vero e proprio (che rimarrà di fronte all’entrata principale), ben visibile sulla strada principale di Sesto San Giovanni (il civico 1 di Viale Italia, infatti, è proprio a ridosso di Viale Monza). Si comincia a megafonare e le cose da dire sono davvero tante. Si parla dell’Islanda, del progetto di Karahnjukar, dei danni sociali, ambientali, economici, alla salute, i rischi per tutte le specie, non si tralascia nessun aspetto della questione. E’ un’occasione da non perdere quella di informare chi ascolta, certo, chi si ferma, costretto da un semaforo all’interno della propria automobile che lo conduce al lavoro, al consumo al …; o chi si ferma nonostante sia a piedi e non costretto a fermarsi o a ripartire, proprio per ascoltare, proprio perché interessato, proprio perché stimolato, sensibile… Poterlo fare con la propria voce, con o senza megafono, andando oltre il testo del volantino preparato per l’occasione, potendo portare a conoscenza molte altre cose che per per ovvie ragioni non si possono sviscerare in un testo sintetico… Ma è una occasione da non perdere soprattutto quella di poter dire chiaramente cosa si pensa dei dirigenti della Impregilo. Dirglielo in faccia. Dirglielo a gran voce. Dirglielo con contenuti e approfondimenti, non solo con slogan.

Proprio dopo uno di questi interventi al megafono escono due persone dall’azienda. Con fare sicuro ci osservano. Poi si avvicinano alla più giovane del gruppo (ma forse è solo un caso e non una scelta) e con chiaro atteggiamento paternalistico avviano una critica fondata su basi teoriche alquanto fragili… Presumendo una nostra impreparazione, anzi denunciandola proprio… Lo scontro si fa pari nei numeri (ora siamo due contro due) ma sempre più impari nei contenuti…

Fra le varie ipotesi, tutte smontate una dopo l’altra, viene proposta la versione della centrale idroelettrica come fonte di energia pulita e l’accusa allora di essere foraggiatori inconsapevoli del nucleare e del carbone… Ma di fronte al dato incontestabile che, al di là della menzogna evidente della pulizia o sostenibilità di quella energia e di quelle opere, oltre il 95% dell’energia prodotta dalla centrale alimentata dalla LORO (ed è un piacere poter affermare con spregio VOSTRA) diga servirà ad alimentare una multinazionale (per di più americana e quindi straniera) dell’alluminio, altro bell’esempio di sostenibilità.

Si oppone allora che tutto è in alluminio, anche componenti della telecamera che abbiamo con noi o di strumenti tecnologici vari. Ma che questo è un bene, perché è un ottimo materiale, leggero, ecc. Prendiamo per buona la prima parte dell’opposizione, già più sensata delle precedenti e che ci costringe ad ammettere un elemento di criticità e di incoerenza, a cui non ci sottraiamo e del quale è bene prendere coscienza (ma del resto da tempo abbiamo fatto riflessioni sull’uso della tecnologia a cui siamo costretti ma fino a un certo punto, infatti tentiamo di proporre alternative praticabili). Facciamo notare che il loro approccio, nelle questioni specifiche oltre che in quelle generali, non prende mai in considerazione le possibili nocività. Anche riguardo al metallo di cui si parla vengono fuori elementi come l’economicità, la duttilità, la leggerezza, elementi “tecnici”, ma nessuna riflessione sui danni alla salute, all’ambiente… Chiariamo infine la nostra posizione e le nostre attese rispetto a questo modello di sviluppo. La reazione di uno dei due dipendenti è di disarmato ma perplesso accoglimento “ma allora voi non ponete in discussione solo la nostra azienda ma l’intero sistema!”. Rispondiamo di sì. Chiariamo che non siamo lì solo per contestare la loro azienda, ma quel sistema capitalista, di cui la loro azienda è esempio e primo attore. E contro di loro faremo una opposizione sempre più determinata. Proporremo e tenteremo di mettere in pratica alternative, smaschereremo tutto ciò che è nascosto… Parliamo allora di TAV, di Ponte sullo stretto, di Mose, di variante di Mestre, del disastro nel Mugello ma la parola disastro non li scuote più di tanto… quanto la parola “implicati” in riferimento alla questione dei rifiuti campani. E’ lì che scatta la reazione più infastidita e una difesa da avvocatura dell’azienda… E’ lì che salta la tecnica di passare da un argomento all’altro nel momento in cui la presunta nostra impreparazione viene messa in discussione (se non negata) dallo sviluppo di argomenti difficilmente contestabili. A quel punto si rilancia, sulla base di approfondimenti e veri e propri appunti riguardo le denunce e i processi, riguardo gli arresti per la questione campana… Non si vuole dare troppa enfasi all’azione della magistratura, non si vuole porre la questione dal punto di vista della legalità, ma mantenerla sul piano dell’etica, della critica politica e sociale, eppure è il momento di mettere il dito nella piaga. Quella difesa d’ufficio, di gruppo, e la necessità di spezzarla fa opporre fatti, informazioni, dati… 25 arresti, la gran parte dirigenti del gruppo, i conti italiani congelati… e non si deve parlare di implicazione? “Implicati, implicati. Nelle grandi opere si può parlare anche di implicazione e non solamente di partecipazione, e lo può fare anche chi non è giustizialista. Infatti siamo contenti da buoni libertari (lo diciamo ironicamente) che i vostri colleghi siano già tutti ai domiciliari e non in carcere, nonostante le accuse siano di ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA AL TRAFFICO ILLECITO. TRUFFA AGGRAVATA. FALSO IDEOLOGICO. Peccato che alcuni nostri amici ecologisti e animalisti invece siano ancora dentro, anche con accuse meno gravi di queste…” La loro risposta è stizzita e provocatoria: “vedremo se saremo condannati!!!”. E la nostra non può essere che un ribadire che la giustizia non è quella dei tribunali: “lo sappiamo che non sarete condannati, avete buoni avvocati, ma questo non vuol dire niente, non importa, non vuol certo dire che quello che continuate a compiere da quarant’anni è GIUSTO, eticamente accettabile!!!”. Si chiude con una velata minaccia: “State bene attenti a non parlare di condannati!!!”.

Questo serrato confronto non fa che accendere gli animi e aumentare la voglia di dire ogni cosa, anche gli argomenti che non si era sicuri di voler proporre… Al megafono, proprio per rispondere all’ultima frase, si leggono i nomi e cognomi dei 25 arrestati, con tono da funerale:

MASSIMO MALVAGNA, amministratore delegato FIBE SPA, GRUPPO IMPREGILO

SERGIO ASPRONE, responsabile gestione impianti FIBE SPA, GRUPPO IMPREGILO

ERNESTO PICARONE, responsabile ambiente ingegneria FIBE SPA E FISIA ITALIMPIANTI, GRUPPO IMPREGILO

GIOVANNI DE LAURENTIIS responsabile operatore FISIA ITALIMPIANTI, GRUPPO IMPREGILO

ANGELO PELLICCIA, dirigente FIBE e FIBE CAMPANIA, GRUPPO IMPREGILO

FILIPPO RALLO, responsabile impianti CAMPANIA FISIA ITALIMPIANTI, GRUPPO IMPREGILO

MASSIMO CORTESE, responsabile gestione CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti) CAMPANIA

DINO DI BATTISTA, responsabile discariche e siti stoccaggio FIBE, GRUPPO IMPREGILO

FABIO MIZZAGLIA, chimico

VITO FIMIANI, responsabile impianto GIUGLIANO

vari capi impianti CDR

vari amministratori locali

…e concludiamo girandoci teatralmente verso il giusto uditorio…

un maresciallo dei carabinieri, ROCCO DE FRENZA, distaccato presso la Protezione Civile

E non basta… Ormai siamo caldi e stimolati a dovere…

Parliamo del disastro del Tunnel d’Occidente a Mestizal in Colombia, per i lavori dell’autostrada della valle di Aburra – Rio Conca nella regione di Antioquia, oltre sei milioni di metri cubi di terra scavati, espulsione di intere popolazioni dai dintorni di Medellin, l’inganno dei posti di lavori con un aumento invece che una diminuzione della disoccupazione, aumento drastico delle sparizioni e uccisioni, delle tensioni sociali, tagli alla spesa pubblica per finanziare le grandi opere dell’Impregilo, erosione delle spese sociali, in particolare per l’istruzione, per i giovani poche opportunità: arruolarsi fra gli insurgenti, lavorare nel narcotraffico o nella milizia in difesa della borghesia straniera.

Parliamo dei rapporti con la ditta ASTALDI, con la CMC (Coop Rosse), con la Banca Mondiale nella Regione di Antioquia per la costruzione di centrali idroelettriche…

Rapporti con la Banca Mondiale che si riproducono in ogni parte del mondo, ogni volta pronta a supportare le imprese nefaste della Impregilo, costringendo i governi locali a un indebitamento smisurato, finanziamenti su finanziamenti, pur ammettendo “illeciti e sprechi finanziari ai danni delle popolazioni di paesi in via di sviluppo” da Parte della multinazionale italiana.

Si parla del progetto idroelettrico di Chixoy, , in Guatemala, visto che i dipendenti (probabilmente dirigenti) insistevano tanto sull’idroelettrico: rapporti con la dittatura militare, 6000 persone uccise, 4000 deportate, deforestazione, tangenti per 500 milioni di dollari di allora…

Si parla della diga di Kainji in Nigeria, crollata per mancata manutenzione e probabili problemi strutturali: saccheggio risorse, apartheid, deportazioni, sfruttamento intensivo manodopera africana…

Si parla della centrale idroelettrica in Nepal: corruzione di ufficiali statali denunciate dal sindacato nazionale, irregolarità nel progetto, effetti ambientali devastanti…

Si parla delle dighe in Lesotho (Africa): denunce per presunte tangenti a politici nazionali e amministratori locali, tangenti per 2 milioni di dollari per ottenere l’appalto, 70% del fiume Orange deviato, 24.000 persone deportate, salari inferiori al minimo legale, assassinii da parte della polizia contro i lavoratori in sciopero, finanziamenti dalla Banca Mondiale per aggirare le sanzioni internazionali contro il sudafrica in seguito alle deportazioni…

Si parla della centrale idroelettrica di Tucurui in Brasile, di Itaipu fra Brasile e Paraguay, di Yacyreta fra Argentina e Paraguay, definita uno dei maggiori monumenti alla corruzione, in combutta con la francese DUMEZ e la tedesca LAHMEYER CONSULTING ENGINEERS (partners in altre devastazioni).

Si parla della diga di Ilisu in Kurdistan, dei danni ambientali e alla salute dovuti alle secche dei fiumi (malaria) e le devastanti conseguenze sociali con le aggressioni del governo turco ai danni dei curdi anche e soprattutto per reprimere la resistenza all’opera…

Insomma forse non eravamo così impreparati…

E la gente ascolta… Si ferma… Prende il volantino… Chiede…

Alcuni durante l’elenco dei nomi degli indagati oppure durante l’elenco dei disastri e delle violazioni sono letteralmente scioccati.

Altri sorridono, e fanno ampi gesti di approvazione. Diversi si fermano a dirci qualcosa, a darci sostegno, come una signora che visibilmente commossa ci esprime il suo disprezzo per quell’azienda, che indica agitando il suo bastone, e il suo sgomento per tutte le lotte compiute da “Loro”, per liberare e costruire un mondo diverso. Si dichiara a noi vicina, riconoscendo in noi una speranza e addirittura una eredità………

Vorremmo continuare a esprimere tutta la nostra rabbia verso chi vuole mantenere una onorabilità, una arrogante e fittizia dignità, pur condannando la terra e chi la abita…

Ma sono le dieci passate. E’ ora di spostarsi verso il secondo presidio della giornata…

Raggiungiamo il Consolato con un certo anticipo. La situazione è molto diversa dal primo presidio:  la zona è meno trafficata, il palazzo è praticamente deserto. Riusciamo a portare alcuni volantini all’interno. Il console è un fantasma. Irreperibile. Mai una risposta a una telefonata. E parrebbe non essere presente neppure al nostro arrivo, anche se qualcuno dai chiari tratti nordici è stato notato… L’ufficio è comunque aperto. Ci scateniamo e megafoniamo anche qui le informazioni sull’opera… Ma concentriamo in particolare l’attenzione sulle responsabilità del Governo islandese, del Primo Ministro, del Ministro dell’Ambiente, che ha capovolto l’esito negativo della valutazione di impatto ambientale, sulle menzogne progressiste per giustificare l’opera, falsità economiche ed ecologiche, verso le quali c’è comunque una sempre più generalizzata presa di coscienza e opposizione della popolazione locale, e sempre crescente solidarietà e attenzione a livello internazionale… Dichiariamo che mai ci arrenderemo e che torneremo a turbare la serenità del console, verso cui chiediamo una presa di posizione chiara, per capire con chi abbiamo a che fare.

Nonostante il traffico ridotto rispetto al primo presidio anche qui diverse persone si fermano, alcune chiedono anche informazioni sull’opera, altre si limitano a leggere il volantino… Ci raggiunge anche un ragazzo arrivato apposta dalla Liguria per partecipare alle proteste. In poco tempo finiamo praticamente tutti i volantini. La prima giornata è stata abbastanza positiva. Non eravamo moltissimi, sicuramente meno di quanti avremmo potuti essere, ma considerando il profilo di questa prima giornata, come detto più basso, comunicativo, va bene anche così. In tutto hanno partecipato al presidio 11 persone. Certi che in momenti successivi saremo sicuramente in numeri diversi. Il dato della comunicazione con i dipendenti della Impregilo non è certo confortante (molti hanno preso il volantino, molti altri no, pochissimi hanno voluto parlare…) ma era prevedibile, e un tentativo andava comunque fatto.

Continueremo. Non ci arrenderemo. E anzi rilanceremo con una pressione sempre maggiore, in particolare verso il responsabile italiano di questa ed altre devastazioni. Non arriveremo mai più impreparati e all’emergenza, a lavori già cominciati. A progetti approvati. Pronti in ogni caso a contrastare ogni opera, manterremo un’attenzione e uno sguardo particolare su questa multinazionale. E ci informeremo ed informeremo su ogni singolo progetto, su ogni singola nocività.

Hai avuto vita facile per mezzo secolo Impregilo… La nostra sfida è renderti un pò dura questa vita… Anche per te sarà dura!

Nello

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